Nessuno si è presentato. Il 15 settembre è scaduto il termine per le offerte sulla ristrutturazione del terminal di Tenerife Sur, un contratto da 464 milioni di euro con otto anni di lavori previsti. Nella busta di Aena non è arrivato niente.
Il tempismo è quasi ironico. Lo stesso giorno il Consiglio dei ministri approvava il DORA III, il documento che fissa gli investimenti aeroportuari spagnoli per il 2027-2031. Alle Canarie spettano 1.807 milioni. La fetta più grande va proprio a Tenerife Sur, con 553 milioni, seguita da Gran Canaria (336,3), Lanzarote (327,4) e Tenerife Nord (313). Poi Fuerteventura con 153 milioni, La Palma con 89, La Gomera con 19 ed El Hierro con 14,8. Secondo RTVC questi soldi non escono dal bilancio dello Stato ma dagli introiti del sistema aeroportuario. Le tariffe aumentano in media di appena tre centesimi a passeggero l'anno.
Quindi i soldi ci sono. Mancano le imprese disposte a spenderli a quelle condizioni.
Il presidente di Aena, Maurici Lucena, lo ha ammesso davanti agli analisti: la gara deserta "non è una buona notizia", ma l'azienda "può assorbirla". Ha aggiunto un'osservazione curiosa. Se lo Stato possedesse il 40% di Aena invece del 51%, ha detto, "non si saprebbe nemmeno pubblicamente" che questa gara è andata a vuoto. In un'impresa privata succederebbe tutto a porte chiuse.
Il vicepresidente esecutivo Javier Marín ha spiegato il perché tecnico. Tenerife Sur è probabilmente il progetto più complesso di tutto il DORA III: per mancanza di spazio bisogna demolire parti del terminal e costruirne uno nuovo mentre l'aeroporto continua a funzionare. Secondo Atlántico Hoy il progetto comprendeva anche una nuova area arrivi e ritiro bagagli, l'ampliamento del Terminal 2 e un edificio di tre piani per 1.250 auto a noleggio e 800 private. "Il rischio che il mercato ha attribuito a questo progetto è maggiore del previsto", ha riconosciuto Marín. Altre gare lanciate nello stesso periodo, tra cui un nuovo parcheggio a Tenerife, hanno invece attirato interesse.
Il nodo sono i costi di costruzione. Secondo la stampa locale le associazioni del settore chiedono meccanismi di revisione dei prezzi di materiali, energia e manodopera. Senza questi meccanismi un contratto di otto anni diventa una scommessa difficile da firmare.
Gli albergatori di Ashotel non si dicono sorpresi. Il presidente Jorge Marichal sostiene che un capitolato scritto "con criteri del passato" e lontano dalla realtà economica attuale porta "inevitabilmente" a un risultato deserto. Chiede ad Aena di aggiornare subito le condizioni finanziarie e tecniche, perché la ristrutturazione accumula già un decennio di ritardo. Anche il Cabildo di Tenerife ha chiesto una nuova gara che non allunghi i tempi, e il Governo canario si è detto preoccupato.
Aena assicura che rilancerà il bando con condizioni migliorate, senza ancora una data. C'è però un limite che Marín ha messo in chiaro: "non investiremo oltre quanto approvato". Il regolamento obbliga Aena a eseguire l'80% dell'investimento previsto per ogni aeroporto, lasciandole margine per anticipare o rinviare singoli progetti. Tradotto: se Tenerife Sur costerà di più, qualcos'altro di minore importanza potrebbe slittare.
Per chi atterra a Tenerife Sud nei prossimi mesi non cambierà nulla, e forse è proprio questo il problema. Si tratta della porta d'ingresso turistica principale dell'isola. Per ora quella porta resta quella di sempre.

