Due ore di apnea, oltre duemila metri sotto la superficie, a caccia di calamari nel buio totale. Quando il capodoglio risale è sfinito. Resta a galla quasi immobile, respira e rimette in ordine l'organismo prima della prossima immersione. I biologi chiamano questa fase logging, come un tronco che galleggia.
È proprio in quel momento che arriva il traghetto.
"Non è che non abbiano l'istinto di andarsene, è che non hanno la possibilità fisica di farlo", spiega Olivia Marín Delgado, che ha appena discusso all'Università di La Laguna una tesi di dottorato con menzione internazionale. Il titolo è New technologies applied to the study and conservation of deep diving whales in the Canary Island. L'hanno diretta le biologhe Natacha Aguilar e Patricia Arranz Alonso con l'ingegnera María de la Peña Fabiani.
Il punto di partenza è un dato brutale. Secondo i dati raccolti nella ricerca, il 40% dei capodogli spiaggiati alle Canarie nell'ultimo decennio presenta segni di collisione con imbarcazioni. Nelle acque delle isole vivono 31 specie di cetacei, dieci delle quali specializzate nelle immersioni profonde, tra cui zifi, globicefali e capodogli. Quegli stessi fondali ripidi e quelle correnti che attirano tanta vita si sovrappongono a rotte marittime molto trafficate. Alcuni studi citati dalla ULL ipotizzano che la popolazione di capodogli dell'arcipelago sia in calo, con più morti che nascite ogni anno. È un'ipotesi, non ancora una certezza.
La parte tecnologica del lavoro prova a spostare il problema dal dopo al prima. L'idea è montare telecamere termiche a infrarossi sulla prua delle navi. I cetacei sono a sangue caldo, e il corpo e il soffio risaltano sull'acqua più fredda. Il gruppo di ricerca sta collaudando il sistema in navigazione reale su due traghetti veloci della compagnia Fred. Olsen.
Il mare delle Canarie, però, non collabora. Onde, riflessi del sole, umidità e calima riducono il contrasto termico delle immagini. Marín Delgado ha quindi sviluppato un modello di intelligenza artificiale che valuta la qualità di ogni immagine. Il modello stima le probabilità reali di avvistare un cetaceo in quelle condizioni ambientali. In pratica il sistema non si limita a cercare balene: sa anche dire quando fidarsi di quello che vede.
L'obiettivo finale è un allarme automatico in tempo reale sul ponte di comando. La ricercatrice lo sintetizza così: "Hai un capodoglio a 300 metri a prua, cambia rotta o lo travolgi". Secondo Diario de Avisos, prove condotte tra il 2023 e il 2024 su traghetti veloci avevano già indicato che la strada è percorribile, con aspetti ancora da migliorare prima di un uso pienamente operativo.
La tesi guarda anche al rumore. I capodogli cacciano con l'ecolocalizzazione, emettendo clic fino a 240 decibel, il suono biologico più potente del pianeta. Grazie a marcatori acustici applicati con ventose, lo studio ha osservato che quando cacciano vicino al fondale cambiano comportamento per evitare il rimbombo dei propri clic. Se li disturba la loro stessa eco, ragiona la ricercatrice, il rumore continuo dei motori probabilmente pesa sulla loro capacità di nutrirsi.
Non c'è ancora un prodotto in vendita né una data di adozione. C'è però un caso raro in cui ricerca universitaria, una compagnia di navigazione canaria e un problema molto locale si incontrano sullo stesso ponte di comando.

