Metà tetto al sole, metà ai pannelli: la serra di Güímar che vuole capire se il fotovoltaico fa bene ai raccolti

Scritto il 30/09/2026
da Redazione

Nella serra, una linea invisibile divide il tetto in due. Da un lato la plastica di polietilene lascia passare tutta la luce di Tenerife. Dall'altro, una parte della copertura porta pannelli fotovoltaici a ombreggiamento variabile. Sotto crescono le stesse colture, e nessuno sa ancora quale delle due metà darà il raccolto migliore.

È l'esperimento che l'Istituto Canario di Investigaciones Agrarias (ICIA) ha avviato a Güímar, nella Finca La Estación. L'impianto è stato presentato a giugno dagli assessori regionali alla Transizione ecologica, Mariano H. Zapata, e all'Agricoltura, Narvay Quintero. Il vecchio edificio è stato demolito e sostituito da una serra sperimentale di tipo raspa y amagado di circa 1.300 metri quadrati. I pannelli occupano circa 204 metri quadrati di superficie utile, con una potenza di picco stimata di 37,2 kilowatt. L'investimento è di 157.868 euro, fondi Next Generation EU del Piano di ripresa.

Non c'è un obiettivo di produzione energetica da vetrina: c'è una zona testimone. Il confronto fra la parte ombreggiata e quella scoperta servirà a misurare quattro cose: quanta acqua serve per l'irrigazione, come l'ombra incide sulle piante, quali rese si ottengono e quale qualità ha il prodotto. Per Quintero l'obiettivo è generare "conoscenza utile trasferibile al settore agricolo canario" su efficienza e adattamento climatico.

Il secondo tassello è a Gran Canaria, nel comune di Santa Lucía de Tirajana. Qui l'ICIA ha installato un impianto fotovoltaico verticale sperimentale di 60 moduli bifacciali, che catturano luce su entrambe le facce. La potenza è di 25 kWp, la produzione annua stimata di 42.900 kWh e l'investimento di 97.613 euro, anch'esso con fondi europei. I pannelli sono disposti in file verticali con orientamento nord-sud, che fanno anche da barriera frangivento. Chi coltiva nelle zone più esposte dell'isola sa bene quanto conti. L'impianto serve all'autoconsumo isolato ed è collegato a progetti di ricerca agraria ed energetica.

Perché ora? Uno studio pubblicato alla fine del 2024 sulla rivista Land da ricercatori dell'Università di Las Palmas (ULPGC) mette qualche numero sul tavolo. A Gran Canaria la superficie agricola è di 29.042 ettari, ma se ne coltiva solo il 38,84%. Con quella terra l'isola copre circa il 20% del proprio fabbisogno alimentare. Nel frattempo i parchi solari a terra avanzano sui campi: lo studio conta 189,5 MW in attesa di autorizzazione su circa 1.110 ettari di superficie coltivata. Gli autori definiscono questo modello un controsenso. Si decarbonizza l'elettricità, ma si perde suolo fertile e si importa più cibo per nave.

La loro ipotesi va in direzione opposta. Se si installasse agrovoltaico sul 10% dei terreni agricoli abbandonati, si otterrebbero circa 982 MW. E l'autosufficienza alimentare dell'isola salirebbe dal 20% al 23,15%, perché quei campi tornerebbero coltivati. Lo studio sostiene anche che l'ombra parziale riduce il fabbisogno idrico delle colture, un dettaglio che in un arcipelago dipendente dalla desalinizzazione pesa parecchio.

C'è una certa ironia storica. Già nel 2009 l'Università di La Laguna e la fondazione palmera Fundesculp, con l'ITER del Cabildo di Tenerife, parlavano di "coltivare elettricità" sulle circa 7.500 ettari di serre dell'arcipelago. All'epoca l'idea era un invernadero di prova di 1.000 metri quadrati con film fotovoltaici semitrasparenti. Diciassette anni dopo, le serre sperimentali esistono davvero.

Resta da vedere cosa diranno i dati. Fuori dalle Canarie, a Mazarrón (Murcia), un progetto pilota delle aziende Novagric e Voltiris prova filtri spettrali che lasciano passare solo la luce utile alle piante. Nei test precedenti in Germania e nei Paesi Bassi hanno abbassato la temperatura interna fino a 7 gradi. Sono risultati di altri climi e altre colture. Il valore delle prove dell'ICIA sta proprio qui: misurare con il sole, il vento e la terra delle isole, e non con quelli di qualcun altro.