Bastano poche pagine per fermare un progetto di cui si parla da oltre vent'anni. Il 30 settembre la Sala del Contenzioso Amministrativo del Tribunale Supremo ha firmato un provvedimento che non ammette il ricorso del Cabildo di Tenerife sul Circuito del Motor. I giudici parlano di "mancanza di fondamento sufficiente" e di assenza di "interesse cassazionale oggettivo". Il Cabildo dovrà pagare anche le spese processuali, fino a un massimo di 1.000 euro.
La cifra è quasi simbolica, il peso politico molto meno. Secondo elDiario.es/Canarias Ahora è la prima decisione definitiva dei quattro procedimenti aperti sul Parque Internacional del Motor. Riguarda il "Progetto di sbancamenti e installazioni per tribune smontabili", uno dei quattro lotti in cui il Cabildo ha diviso l'opera.
Per capire come si è arrivati qui bisogna tornare al 2011. Quell'anno fu approvata la Dichiarazione d'Impatto Ambientale (DIA) del circuito, con una condizione precisa: sarebbe scaduta se i lavori non fossero iniziati entro cinque anni. Il Cabildo sostiene che il cantiere partì il 23 agosto 2016, pochi giorni prima della scadenza. Il Tribunale Superiore di Giustizia delle Canarie (TSJC) ha letto le carte in un altro modo. Il verbale di picchettamento annunciava l'avvio dei lavori per il giorno dopo, ma secondo la sentenza quei lavori non furono mai eseguiti davvero. Il Supremo ora rende la decisione definitiva.
Il progetto non è piccolo. elDiario.es riporta un'area prevista di 650.000 metri quadrati nel comune di Granadilla de Abona e un investimento pubblico iniziale di 51 milioni di euro. Il ricorso originario era dell'Asociación Tinerfeña de Amigos de la Naturaleza (ATAN), che da anni contesta l'opera.
E adesso? Il Cabildo, presieduto da Rosa Dávila (Coalición Canaria), ha fatto sapere tramite EFE che sta studiando il provvedimento. Intanto sospenderà "in modo parziale e provvisorio" il contratto del lotto bocciato. Non è uno stop totale. Restano aperti altri tre fronti giudiziari: il progetto modificato della fase 2 dell'accesso nord, l'adeguamento del circuito al Piano di difesa dalle piene e il progetto modificato della pista di velocità.
ATAN usa toni molto più duri. Chiede la paralisi immediata delle opere, il ripristino dei terreni e l'accertamento delle responsabilità politiche. Ricorda che gli avvertimenti erano arrivati da più parti: dalle sue osservazioni del 2022, dai tecnici dello stesso Cabildo, dal Defensor del Pueblo nel gennaio 2024 e da due gradi di giudizio prima del Supremo.
Perché la vicenda interessa anche chi non segue le corse? Un circuito internazionale si promette sempre con una cosa: gli eventi. Gare, test, presenze turistiche legate al motorsport, indotto per il sud dell'isola. È la stessa logica con cui Tenerife e Gran Canaria investono in grandi infrastrutture sportive. Il caso di Granadilla mostra cosa succede quando quella promessa viaggia più veloce delle carte. Si ottiene un'opera ferma a metà, con terreno già trasformato e denaro pubblico già speso, mentre il calendario degli eventi resta teorico.
Non sappiamo ancora come finiranno gli altri tre procedimenti. Il Cabildo può ancora decidere se rifare la valutazione ambientale da capo, come i tribunali di fatto gli chiedono, o se rinunciare a parte del progetto. Per ora l'unico rettilineo certo è quello giudiziario, e porta in una direzione sola.

