Hai una visita specialistica il 20 ottobre in un ospedale pubblico di Tenerife o di Gran Canaria? Conviene tenere d'occhio il telefono. Mercoledì il Sindicato Médico (CESM) e il Sindicato de Empleados Médicos de Canarias (SEMCA) hanno convocato uno sciopero a oltranza nel Servicio Canario de la Salud (SCS) a partire dal 16 ottobre. Non c'è una data di fine.
I numeri dei sindacati sono alti. Secondo il presidente del CESM Canarias, Eric Álvarez, i medici chiamati allo sciopero sono 8.000, specializzandi compresi, e l'80% sarebbe favorevole. Sono cifre dei sindacati, e nelle proteste dei mesi scorsi l'adesione dichiarata da loro e quella calcolata dalla Consejería de Sanidad sono state molto diverse. Ad aprile, per esempio, Sanidad parlava di un'adesione del 13,7% mentre i promotori indicavano il 59%.
Per capire lo sciopero bisogna partire dal calendario. Una settimana fa la UGT ha firmato un preaccordo con la Consejería e per quanto la riguarda ha chiuso la vertenza. CESM e SEMCA, che tra i medici sono i sindacati di maggioranza, non lo hanno accettato. "UGT ha firmado de manera sucia y no representa a los médicos", ha detto in conferenza stampa Cristina Escort di SEMCA. Lo stesso giorno, a livello nazionale, i sindacati medici hanno rinviato a dopo le elezioni generali la loro protesta contro il nuovo Estatuto Marco. Quella canaria, insistono i promotori, è una vertenza separata.
Al centro ci sono 18 obiettivi che, secondo CESM e SEMCA, la Consejería non ha affrontato davvero. Le sue proposte vengono definite "avances limitados y parciales". Le richieste toccano soprattutto tre aspetti. Il primo è la rappresentanza: i medici vogliono un tavolo di trattativa solo per la loro categoria e un proprio statuto. Il secondo sono orari e riposi, con guardie, turni di reperibilità, carichi di lavoro e agende delle visite. Il terzo sono gli stipendi, da allineare alla qualifica e a quanto si paga nel resto dello Spazio economico europeo.
Tra i 18 punti ci sono anche un nuovo modello di esenzione dalle guardie, misure per i medici sopra i 60 anni e un piano per trattenere gli specialisti appena formati. Si chiedono inoltre la stabilizzazione dei precari, un'assicurazione di responsabilità civile pagata dal servizio pubblico, concorsi di trasferimento sempre aperti e tutele per gli specializzandi (MIR e altri). I medici criticano anche il fatto che l'SCS abbia provato a imporre una nuova organizzazione del lavoro senza tempo per studiarla e senza negoziarla, trattando allo stesso modo centri molto diversi tra loro.
Álvarez ha detto che i sindacati sono ancora disposti a trattare prima del 16. Per revocare lo sciopero, però, chiedono "compromisos concretos, verificables y un calendario realista de aplicación". Se non arriveranno risposte, minacciano di fermare anche l'attività didattica, scientifica e di formazione.
Per i pazienti, la domanda pratica riguarda i servizi minimi. Al momento in cui scriviamo l'amministrazione non li ha ancora pubblicati. Negli scioperi precedenti di quest'anno i sindacati li avevano definiti eccessivi. In attesa della risoluzione ufficiale, l'indicazione per residenti ed expat è controllare eventuali messaggi o chiamate dell'SCS su appuntamenti e interventi programmati. In caso di dubbio meglio chiamare il centro prima di presentarsi. Le urgenze, come in ogni sciopero della sanità pubblica, restano coperte dai servizi minimi.

