“Ci aspettavamo un calo di almeno il 2%.” Fernando Rodríguez, vicepresidente di EAPN Canarias, ha raccontato così la reazione all’ultimo dato, e ha scelto una parola colloquiale, “chafados”, sgonfiati. Il rapporto “El estado de la pobreza. Canarias. 2026” è stato consegnato giovedì 15 ottobre ad Astrid Pérez, presidente del Parlamento delle Canarie.
I numeri, sulla base dell’indagine INE sulle condizioni di vita 2025: il 31,2% della popolazione è a rischio di povertà o esclusione sociale, circa 704.000 persone. È lo stesso valore dell’anno prima e arriva dopo quattro anni di calo. La media spagnola è il 25,7%, quindi le isole stanno 5,5 punti sopra. Per ordine di gravità, solo altre tre comunità autonome fanno peggio, secondo il rapporto.
Il quadro cambia a seconda di cosa si guarda. La povertà severa si ferma all’8%, in linea con la media nazionale, ma significa 182.000 persone con meno di 679 euro al mese per unità di consumo. Tra gli ultrasessantacinquenni, la deprivazione materiale e sociale severa è salita dall’8,7 al 9,8%. Tra le persone con disabilità il rischio arriva al 37,8%, dieci punti sopra chi non ne ha. Tra i disoccupati sfiora il 63%.
Poi c’è la casa. Tra chi affitta a prezzo di mercato, il 45,4% è a rischio povertà o esclusione, contro il 27,2% dei proprietari. I prezzi di vendita sono saliti del 74,5% tra il 2015 e il 2025; l’affitto medio mensile del 73,5% tra il 2014 e il 2025, da 339 a 588 euro. Chi sta sotto la soglia di povertà destina in media il 26,4% del reddito alla casa, contro il 13,5% della popolazione canaria nel suo insieme. Circa 293.000 persone sono in ritardo con affitto o mutuo, e 252.000 con le bollette.
Un dato fa riflettere più degli altri: il 49,9% dei canari, circa 1,13 milioni di persone, non riesce a coprire una spesa imprevista. È 13,5 punti sopra la media nazionale, e l’articolo RTVC lo colloca “in testa” alla classifica spagnola. Un guasto alla lavatrice, in pratica, è un problema.
Dal lato delle proposte, EAPN chiede un patto urgente contro la povertà, senza “partidismo e ideología política”: copertura e adeguatezza migliori del reddito garantito, accesso sicuro a una casa a prezzo accessibile, lavori stabili con salari sufficienti. Rodríguez sostiene che senza gli aiuti sociali attuali il rischio supererebbe il 52%, ma definisce quegli aiuti insufficienti e “coyunturales”, cioè temporanei. Per rispettare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile 2030 servirebbe ridurre di 92.000 le persone in povertà.
Una cautela sui numeri: le fonti usano indicatori diversi. RTVC cita circa 91.000 minori a rischio con i dati INE e circa 141.000 persone usando gli indicatori ISTAC; Moncloa riporta altri dati sulle famiglie con minori (34,6%). Per l’infanzia conviene indicare sempre la fonte.
Per chi vive nelle isole o sta pensando di trasferirsi, il rapporto dice una cosa precisa: il costo della casa non è un tema da turisti o da nomadi, è il punto in cui la fragilità si vede di più.

