Chi ha passato un’estate nei charcos di La Palma, di Tenerife o di Gran Canaria sa che quelle pozze di roccia vulcanica non sono né una spiaggia né una piscina, e la legge non sempre sa che farne. È uno dei motivi per cui, venerdì 16 ottobre, il Gobierno de Canarias ha presentato la bozza di una Ley del Litoral pensata per le isole.
La cornice è stata il I Congreso de Costas Canarias: Canarias, Mar y Territorio, il 15 e 16 ottobre a Gran Canaria, con circa 200 partecipanti nelle due giornate. A illustrare le linee del testo è stato Francisco Villar, ordinario di Diritto amministrativo all’Università di La Laguna. Il consigliere ai Lavori pubblici, Casa e Mobilità, Pablo Rodríguez, ha difeso nel saluto istituzionale l’idea che le isole abbiano bisogno di più competenze sulla propria costa, definendo “insufficiente” il trasferimento fatto finora. Antonio Acosta, direttore generale di Costas y Gestión del Espacio Marítimo Canario, ha spiegato che la presentazione apre un percorso di partecipazione.
Che cosa c’è dentro? La bozza adatta la normativa generale alle particolarità dell’arcipelago e precisa concetti che hanno prodotto dubbi di interpretazione. Usa gli strumenti di pianificazione già esistenti, quelli che classificano i tratti di costa in base ai loro valori e al bisogno di protezione, e prevede di rafforzarli dove serve. Tra i principi: uso e godimento del litorale, sviluppo sostenibile, integrazione della pianificazione costiera e conservazione delle acque. Introduce anche un Foro del Litoral e strumenti di informazione per conoscere meglio la costa.
Poi ci sono i capitoli che toccano la vita di tutti i giorni. Le spiagge, con classificazione dei tratti, spazi liberi, compatibilità degli usi, manutenzione e rigenerazione. I charcos e le piscine naturali, con una regolazione specifica. Le servitù di protezione e di transito, l’accesso al mare e l’accessibilità pedonale. E i nuclei costieri tradizionali, di cui il testo riconosce i valori storici, pescherecci, marittimi e sociali, con formule per ordinarli e migliorarne i servizi di base ma senza lasciarli crescere o estendersi.
Va detto con chiarezza che si tratta di una bozza. La fonte non indica tempi di tramitazione né una data di approvazione, e il testo completo non l’abbiamo letto: ci basiamo sulla sintesi ufficiale del Gobierno. Per questo è presto per dire come andranno risolti i nodi più delicati, come la convivenza tra case di pescatori, ristorazione e turismo, o chi pagherà la manutenzione dei tratti di costa.
Il contesto politico è noto: il governo canario rivendica da tempo competenze esclusive sulla costa e considera insufficienti quelle trasferite. Alla tavola rotonda sulle esperienze autonomiche hanno parlato rappresentanti di Catalogna, Andalusia e Paesi Baschi, e in quella sui nuovi trasferimenti di Galizia, Cantabria, Comunità Valenciana e Murcia. Per i residenti e per chi vive di mare, vale la pena seguire il processo di partecipazione: è lì che si deciderà quanto spazio avranno i charcos e i villaggi nel testo definitivo.

