“Per un arcipelago la latenza si misura in chilometri.” La frase è di Jorge Alonso, direttore di consulenza di Velorcios, ed è la più chiara tra quelle dette giovedì 22 ottobre a El Sebadal, nella sede di Canarias7, durante il forum “Nodos Edge: dato soberano, inteligencia en tiempo real”. L’evento era organizzato dal quotidiano e sponsorizzato da Telefónica, e conviene tenerlo presente quando si leggono gli entusiasmi.
Il fatto concreto è questo. L’edge computing elabora i dati vicino al punto in cui nascono, invece di mandarli a data center lontani. Telefónica ha completato quest’anno 17 nodi in Spagna, ricavati da ex centrali telefoniche in rame, e due sono alle Canarie: uno a Las Palmas de Gran Canaria e uno a Santa Cruz de Tenerife. Il comunicato di febbraio dell’azienda li elencava tra i cinque nodi da aggiungere nel 2026. Il progetto rientra in un’iniziativa europea (IPCEI) ed è finanziato dal Piano di Ripresa spagnolo. I servizi vanno da macchine virtuali con GPU e agenti di intelligenza artificiale a connessioni a bassa latenza in fibra o 5G, fino a reti 5G private.
Al forum hanno parlato Ciro Gutiérrez, viceconsigliere di Università e Ricerca del Governo canario, Guadalupe González, direttrice generale di Trasformazione Digitale dei Servizi Pubblici, Ángel Verde e Juan Flores di Telefónica, e due imprenditori locali: Alonso e Ruperto Santana, direttore generale di Inerza. González ha sostenuto che questa volta insularità e distanza non giocano contro le isole, e ha citato i tempi d’attesa nelle pratiche amministrative ridotti grazie alla tecnologia. Santana ha elencato gli usi che vede: telemedicina, gestione dei dati sanitari, mobilità, analisi delle tendenze turistiche. Poi ha frenato: è un primo passo, e solo in futuro potrà servire PMI e microimprese.
Gli esempi concreti sono quelli che le isole conoscono già. Durante l’eruzione del Tajogaite a La Palma le decisioni sul campo si prendevano in tempo reale con i droni. Un altro caso citato è il rilevamento precoce degli incendi. Qui serve cautela: nella cronaca del forum non è chiaro se questi sistemi girino già sui nuovi nodi o se siano esempi di ciò che l’edge renderebbe più semplice. Né risultano cifre su costi, tariffe per le imprese canarie o tempi di attivazione commerciale nelle isole.
Perché allora è una notizia per chi vive qui? Perché lo stesso argomento si ripete da anni al contrario: l’isola come svantaggio, il cavo che arriva da lontano, il dato che fa il giro prima di tornare. Un nodo a Las Palmas e uno a Tenerife spostano una parte dell’elaborazione dove servono, per ospedali, porti, hotel e amministrazioni. Se le PMI canarie ne trarranno vantaggio dipenderà dai prezzi e da chi saprà costruirci sopra applicazioni. Juan Flores ha detto che la tecnologia porta equità e che i canari “no van a tener que envidiar a ningún sitio del mundo”. È una frase da palco: tra un anno si potrà controllare quanti progetti locali girano davvero su questi nodi.

