Per ventidue anni, chi camminava sugli scogli di Fuerteventura a bassa marea poteva guardare le cozze scure attaccate alla roccia ma non toccarle. Da questa settimana le cose cambiano, almeno fino al 30 novembre.
Il Governo delle Canarie ha autorizzato la raccolta del mejillón canario (Perna perna) sulla costa dell’isola. La decisione porta la firma della Consejería de Agricultura, Ganadería, Pesca y Soberanía Alimentaria, tramite la Dirección General de Pesca, e arriva dopo la richiesta della Cofradía de Pescadores de Gran Tarajal. Lo riporta RTVC con l’agenzia EFE tra il 22 e il 23 ottobre; il testo non indica l’anno di validità, ma l’articolo è di questo mese.
Va detto subito cosa non è successo. Il divieto non è stato revocato. Il regime generale del marisqueo è regolato dal Decreto 134/1986 del 12 settembre, e la veda specifica per Fuerteventura risale a un’Ordine del 16 luglio 2004. Sul sito della pesca del Governo canario si legge che nelle altre isole la raccolta è sospesa dal 1 aprile al 30 giugno e dal 1 settembre al 30 novembre, mentre a Fuerteventura è vietata tutto l’anno. Quella di adesso è quindi un’autorizzazione eccezionale e a tempo, non un ritorno alla normalità. Le fonti consultate non indicano quote o condizioni di raccolta, e non le inventiamo.
Perché ora? Secondo il resoconto, la pesca artigianale segnala che le popolazioni si sono riprese dopo oltre vent’anni di protezione. Il Governo, dal canto suo, ha affidato a Tragsatec uno studio sullo stato attuale dei banchi e sulla loro capacità di recupero. Dovrebbe chiudersi nell’estate del 2027 e servirà a decidere se rivedere le condizioni di tutela e sfruttamento. L’ultima valutazione scientifica delle popolazioni dell’isola è del 2014, il che dà la misura di quanto poco si sappia, oggi, di quello che c’è davvero sugli scogli.
Per chi vive a Fuerteventura, il tema ha due facce. C’è quella economica: per una confraternita di pescatori di un porto piccolo come Gran Tarajal, un prodotto in più da vendere, anche solo per sei settimane, conta. E c’è quella di chi guarda la costa con altri occhi, turisti compresi, e si chiede se un’autorizzazione di questo tipo non finisca per incoraggiare la raccolta fuori regola. In passato le cronache canarie hanno raccontato di sanzioni per chi prendeva cozze di nascosto in altre isole, e il rischio che qualcuno confonda “autorizzato ai pescatori” con “libero per tutti” esiste.
La regola pratica, per il momento, è semplice: l’autorizzazione è rivolta alla pesca professionale e artigianale che l’ha richiesta, non al raccolto domestico del fine settimana. Chi non è sicuro farebbe bene a chiedere alla confraternita o alla Dirección General de Pesca prima di riempire un secchio.
L’obiettivo dichiarato dal Governo è conciliare la protezione della specie con la pesca tradizionale, attraverso uno sfruttamento controllato e basato su dati. Si vedrà in primavera, o più probabilmente nell’estate 2027, se i dati daranno ragione ai pescatori. Per ora c’è un mese scarso di raccolta e un’isola che aspetta di sapere cosa dirà lo studio.

