Prendete un’infermiera, una funzionaria della Hacienda e un agente di una stazione di polizia: se lavorano per lo Stato in un’isola, a Maiorca potrebbero avere presto uno stipendio molto diverso da quello di un collega delle Canarie a parità di grado. È la ragione per cui venerdì 23 ottobre un gruppo di dipendenti pubblici si è riunito davanti alla Delegación del Gobierno a Las Palmas de Gran Canaria.
Chiedono due cose, secondo RTVC: aggiornare l’indemnización por residencia, cioè l’indennità che compensa il costo di vivere lontano dalla penisola, e farlo in modo uguale per tutto il personale pubblico dell’arcipelago. Il testo accenna anche a una differenza per categoria professionale. I sindacati stimano che gli interessati siano circa 130.000 persone, tra dipendenti dell’Amministrazione Generale dello Stato e dell’amministrazione regionale. L’articolo non riporta importi né dichiarazioni di rappresentanti del Governo, e non dice quali sigle fossero in piazza.
Il contesto è un precedente che brucia. Il Consiglio dei Ministri ha approvato il 30 giugno un aggiornamento di queste indennità per il personale statale delle Baleari, come ricorda UGT Servicios Públicos Canarias in una richiesta al ministro Ángel Víctor Torres, riportata da RTVC il 3 luglio. Il segretario generale, Francisco Bautista, la definì una richiesta «giusta e storica» e sostenne che gli importi non si toccano «dal secolo scorso». Il CSIF indica come data dell’accordo il 6 luglio, alla Mesa General de Negociación dell’Amministrazione Generale dello Stato.
I numeri baleari danno l’idea della distanza. Il Ministero per la Trasformazione Digitale e la Funzione Pubblica parla di un aumento del 100% a Maiorca e di oltre il 300% nelle altre isole. Nella tabella del CSIF, un funzionario del gruppo A1 a Maiorca passa da 115,01 a 214,61 euro al mese; a Minorca, Ibiza e Formentera, da 127,33 a 697,60. Per il gruppo AP, il più basso, a Maiorca si va da 49,48 a 105,31 euro. Sono cifre al mese, e dipendono dal gruppo professionale e dall’isola. Gli importi attuali o richiesti per le Canarie non compaiono nelle fonti che abbiamo letto, e quindi non li citiamo.
C’è poi un’altra questione, più sottile. L’Accordo Quadro per il Miglioramento dell’Impiego Pubblico, firmato a novembre 2025, prevedeva secondo UGT un aggiornamento esteso a tutto lo Stato, non solo alle Baleari. Il CSIF, che chiede di includere Canarie, Ceuta, Melilla e Valle de Arán, sostiene che la posizione geografica rende difficile coprire i posti e provoca fuga di talenti, e vuole chiudere la trattativa entro fine anno. L’accordo balear, intanto, impegna la Funzione Pubblica a presentare le modifiche normative entro sei mesi.
Perché dovrebbe interessare chi non lavora per lo Stato? Perché i servizi pubblici delle isole si reggono sulla capacità di attrarre e trattenere personale, e perché l’affitto, che in questi giorni ha già riempito le cronache, pesa su chi arriva da fuori quanto su chi vive qui da sempre. Anche UGT collega la richiesta al costo della vita elevato e alla pressione sul mercato abitativo.
Non c’è, nelle fonti lette, una risposta ufficiale del Governo centrale né una data per un’eventuale estensione. Il prossimo passaggio visibile, per ora, sono gli incontri che il sindacato aspettava già a luglio con il presidente canario e con il delegato del Governo.

