Può una regione creare 38.100 posti di lavoro in tre mesi e avere ancora un tasso di disoccupazione più alto di quello nazionale? Alle Canarie sì, ed è esattamente quello che mostra l’Encuesta de Población Activa del terzo trimestre 2026, pubblicata martedì 27 ottobre dall’INE.
Partiamo dai numeri. Gli occupati sono 1.073.600, il livello più alto mai registrato per un terzo trimestre, con 38.100 persone in più rispetto a giugno (+3,7%) e 65.700 in più rispetto a un anno fa (+6,5%). I disoccupati scendono a 131.600, 4.300 in meno nel trimestre e 40.600 in meno su base annua. Il tasso di disoccupazione si ferma al 10,92%, il migliore per un terzo trimestre dal 2007 secondo Diario de Avisos, e il quarto trimestre consecutivo di calo.
Il confronto con il resto del Paese è quello che colpisce. In Spagna i disoccupati sono aumentati di 95.900 unità, fino a 2,59 milioni, con un tasso del 10,18%: la crescita estiva dell’occupazione più debole dal 2019, scrive RTVC citando l’agenzia EFE. Madrid ha perso 49.200 posti e l’Andalusia 24.900. Le Canarie hanno guidato la classifica della creazione di lavoro, davanti a Baleari (+26.900) e Galizia (+21.400). Va però detto che il tasso canario, 10,92%, resta sopra quello spagnolo.
Dentro il dato aggregato ci sono dettagli utili a chi vive e lavora sulle isole. Il tasso di disoccupazione femminile è all’11,52% (i disoccupati sono 65.900, 6.700 in meno), quello maschile al 10,38%. Tra gli under 25 il tasso è al 20,28%, con 4.100 disoccupati in meno. Dei 936.400 lavoratori dipendenti, 788.000 hanno un contratto a tempo indeterminato, l’84,15%: nel trimestre gli indeterminati sono cresciuti di 48.400 unità, i temporanei di 14.100. Il tempo pieno ha assorbito quasi tutto l’aumento (+37.100 occupati).
Il settore che ha trainato l’estate è quello dei servizi, con 36.900 occupati in più, mentre l’agricoltura ne ha aggiunti 4.400, sempre secondo RTVC. C’è poi un dettaglio che il quotidiano Diario de Avisos mette in evidenza: nel trimestre l’occupazione privata è cresciuta di 21.500 unità (+2,49%, fino a 883.300), quella pubblica di 16.500 (+9,49%, fino a 190.300). Il giornale ne ricava che la sfida dei prossimi trimestri sarà far poggiare la crescita sulla produttività delle imprese e non sull’indebitamento delle istituzioni. È una lettura dell’autore, non un dato, e conviene tenerla distinta.
Una nota di prudenza sui numeri. L’EPA è un’indagine campionaria e le variazioni trimestrali di poche migliaia di persone vanno lette con margine. La disoccupazione è scesa di 4.300 unità mentre gli attivi sono aumentati di 33.800: significa che molte delle persone entrate nel mercato del lavoro hanno trovato un impiego, non che i disoccupati si siano dimezzati. Nessuna delle fonti consultate fornisce il dettaglio per isola o per provincia, quindi non è possibile dire se la spinta sia arrivata da Tenerife, da Gran Canaria o dalle isole minori.
Per chi si trasferisce o pensa di farlo, il quadro è questo: un mercato che assume, con contratti più stabili di quanto si pensi, ma ancora con un tasso di disoccupazione a due cifre e, come mostra l’atlante dei redditi di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi, forti differenze tra quartieri. I dati del quarto trimestre, a fine gennaio, diranno quanta parte dell’aumento fosse stagionale.

