Cinque progetti, cinque capofila canari, importi che vanno da 2,7 a 3,7 milioni di euro. La somma è 16.286.117,15 euro e riguarda un ventaglio di temi che raramente finiscono nello stesso comunicato: acqua industriale, acquacoltura, alghe, piccole imprese marittime e porti pronti per l’eolico offshore. La Agencia Canaria de Investigación, Innovación y Sociedad de la Información (ACIISI) li ha presentati il 27 ottobre come selezionati nel programma Interreg VI-D Madeira-Azzorre-Canarie 2021-2027.
Vediamoli uno per uno, con i dati del comunicato del governo canario.
Il più grande è ACUICONECTA, 3.699.616,87 euro, guidato dall’Instituto Tecnológico de Canarias (ITC): acquacoltura sostenibile e resiliente, con attori di Azzorre, Canarie e Madeira e cooperazione con Paesi della costa atlantica africana. Segue IDIWATER (3.513.967 euro), anch’esso dell’ITC, sulla ricerca applicata e il trasferimento di conoscenza nel settore idrico industriale, con dissalazione, agricoltura ed energia, sfruttando infrastrutture condivise come la piattaforma DESAL+ Living Lab.
Il più curioso è forse CALYPSO (3.513.567 euro), con capofila la Fundación Canaria Parque Científico Tecnológico dell’Università di Las Palmas de Gran Canaria. L’idea è valorizzare alghe e sottoprodotti industriali per nuovi bioprocessi, in particolare polisaccaridi algali, con possibili applicazioni in agroalimentare, biomateriali, ambiente, acquacoltura e biomedicina. Detto in modo semplice: tirare fuori valore da ciò che il mare produce e che oggi spesso non si usa.
Gli altri due guardano alle imprese e ai porti. A3M Atlantic (2.686.931,86 euro), guidato dal Clúster Marítimo de Canarias, punta alla crescita e alla competitività delle PMI dell’economia blu dell’Atlantico centrale, con innovazione, internazionalizzazione, progetti pilota e formazione; tra i settori citati ci sono pesca, acquacoltura, trasporto portuale, energie blu, biotecnologia marina, robotica e dissalazione. Blue Supply Chain (2.872.034,42 euro), con la Federación Canaria de Empresas Portuarias (Fedeport) come capofila, vuole inserire le PMI nella catena del valore dell’eolico offshore, adeguando infrastrutture e sovrastrutture portuali, con formazione e divulgazione dei benefici economici e sociali.
Il comunicato lascia però fuori molto. Non indica il cofinanziamento europeo, né la quota attribuibile alle sole Canarie (gli importi sono dei progetti, che coinvolgono anche Madeira e Azzorre), né le date di inizio e fine, né un’intervista con un responsabile. Non elenca i partner oltre ai capofila. È la ragione per cui non possiamo dire quanti posti di lavoro o quante imprese beneficeranno, e conviene non farsi illusioni sui tempi: i progetti di cooperazione di questo tipo di solito producono risultati dopo anni, non dopo mesi.
C’è un contesto che aiuta a leggere la notizia. Il 20 ottobre l’ITC aveva presentato RAISE, un altro progetto Interreg MAC da 2,36 milioni sull’imprenditoria d’impatto tra Macaronesia e Africa occidentale. Le due notizie dicono che il programma sta diventando uno dei canali principali con cui le isole finanziano ricerca applicata con partner vicini.
Per chi lavora o investe sulle isole, l’indicazione pratica è guardare ai capofila. Il Clúster Marítimo e Fedeport sono interlocutori per le PMI che vogliono entrare in questi progetti, mentre ITC e il parco scientifico della ULPGC sono quelli per chi cerca partner di ricerca. Le condizioni di partecipazione andranno verificate direttamente con loro.

