Canarie, casa e telelavoratori: il parere a Bruxelles

Scritto il 03/11/2026
da Redazione

Il Parlamento delle Canarie ha inviato alla Commissione europea un parere formale, in spagnolo dictamen, sulla bozza di regolamento europeo per la casa a prezzi accessibili. Chiede che Bruxelles misuri la pressione che turismo, residenza temporanea e telelavoratori con redditi più alti esercitano sugli alloggi delle isole, e propone due emendamenti. La notizia è stata pubblicata da Atlántico Hoy mercoledì 28 ottobre 2026.

Il primo emendamento riguarda l’articolo 14 e le misure già in vigore prima dell’applicazione del regolamento: il Parlamento chiede di chiarire che cosa succede quando vengono modificate, prorogate o sviluppate. Il secondo, all’articolo 16, chiede che la valutazione futura del regolamento comprenda in modo esplicito un’analisi di come funziona nelle regioni ultraperiferiche, la categoria Ue di cui fanno parte le Canarie.

Per chi lavora da remoto sulle isole conta soprattutto un altro passaggio. Il parere sostiene che i criteri per riconoscere una zona sotto tensione abitativa debbano rispecchiare le condizioni insulari, oltre ai prezzi e ai redditi medi. Come esempio propone il rapporto tra il prezzo di una casa rappresentativa e il reddito disponibile per persona. In pratica, con numeri tondi che sono una stima della redazione: una casa da 300.000 euro in un’area dove il reddito disponibile è di 15.000 euro a testa darebbe un rapporto di 20 a 1, e più quel numero sale, più la zona risulterebbe sotto pressione.

Il parere si occupa anche del lavoro che toccherebbe agli enti locali. Governo regionale, cabildos e comuni dovrebbero dimostrare la tensione abitativa con dati, pubblicare le valutazioni e rivederle con regolarità. Il Parlamento avverte che l’onere non deve diventare così complesso da impedire di agire. Nella sua proposta sarebbe la Commissione a fornire i dati di prezzo a livello di isola, mentre le amministrazioni locali calcolerebbero le cifre per le aree più piccole.

La conclusione è netta: la proposta rispetta formalmente i principi di sussidiarietà e proporzionalità, ma secondo il Parlamento non affronta a sufficienza le particolarità delle regioni ultraperiferiche.

Il passo si inserisce in una richiesta più ampia del governo canario. Secondo Diario de Avisos, il 13 ottobre il consigliere alle Opere pubbliche, Casa e Mobilità, Pablo Rodríguez, ha riferito in Parlamento di aver chiesto emendamenti allo stesso regolamento, per permettere alle autorità di limitare in via temporanea l’acquisto, l’uso o l’affitto di immobili residenziali da parte di stranieri non residenti. La base giuridica indicata è l’articolo 349 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, dedicato alle regioni ultraperiferiche. Le lettere sono state inviate a tre ministeri spagnoli, perché le regioni non siedono direttamente nel Consiglio Ue. Atlántico Hoy, nel dar conto del parere del Parlamento, ricorda il piano del 2024 con cui il governo canario ha stanziato 700.000 euro per attrarre nomadi digitali.

Restano aperti alcuni punti. Il parere non quantifica quanto pesi ciascun fattore sul mercato della casa, e non è stata indicata una data per l’esame del regolamento in sede europea. Non risulta, inoltre, che oggi cambi qualcosa per chi lavora da remoto alle Canarie: nessuna norma è stata modificata.

Chi sta valutando un trasferimento, o ha già un contratto d’affitto sull’isola, oggi non deve fare nulla. Meglio diffidare di chi propone pratiche a pagamento per “mettersi in regola” rispetto a restrizioni che al momento non esistono.