Il numero l’ha dato lei, cinque giorni prima della fiera. In un’intervista a Radio Sintonía del 29 ottobre la consigliera regionale al Turismo e all’Impiego, Jéssica de León, ha spiegato che le Canarie arrivano alla World Travel Market di Londra con circa il 3,2% di capacità aerea programmata in meno rispetto all’inverno scorso. Non succedeva da sei anni.
La WTM, alla sua 47a edizione, si tiene all’ExCeL dal 3 al 5 novembre. Lo stand regionale è stato inaugurato martedì da De León con una delegazione di 350 professionisti di 200 tra aziende e istituzioni, secondo Canarias7.
Il dato sui posti va letto accanto a quelli sulla domanda, che restano molto alti. Per il 2026 sono attesi circa 6 milioni di turisti britannici, con una spesa di 8.405 milioni di euro, il 3% in più del 2025. Un britannico spende in media 191,5 euro al giorno, contro i 178 della media di tutti i visitatori. L’82,5% era già stato alle isole, e più di uno su quattro (il 28%) ci è venuto almeno dieci volte. Scelgono il clima (78%), poi la sicurezza (67%). L’alloggio e il prezzo vengono dopo, rispettivamente al 55% e al 49%.
E qui sta il punto delicato. De León ha detto chiaramente che il costo della vita sta mangiando il reddito disponibile delle famiglie britanniche e le rende più sensibili al prezzo. Parla di una domanda che si stabilizza su livelli molto elevati, mentre spesa e ricavi delle imprese vanno meglio dei volumi.
Isola per isola il quadro cambia parecchio. A Tenerife i britannici sono oltre il 43% degli arrivi, secondo RTVC, ed è l’unica isola dove quest’anno gli arrivi dal Regno Unito non sono cresciuti. Lanzarote, seconda destinazione dei britannici, vede volumi che si assestano e una connettività leggermente in calo. Gran Canaria lavora per rendere più redditizio un turista che già conosce bene.
Fuerteventura porta a Londra la notizia migliore. L’inverno 2026/27, iniziato il 1° novembre, conta 442.672 posti regolari dal Regno Unito. E dal 13 dicembre British Airways aprirà il collegamento con Heathrow, due voli a settimana, il primo nella storia dell’isola con quello scalo. Marlene Figueroa, consigliera al Turismo del Cabildo, lo ha definito il simbolo della scommessa sul mercato britannico.
Le isole minori giocano un’altra partita. La Palma, La Gomera ed El Hierro puntano su nicchie come le immersioni e il trekking di lunga distanza, e su chi viaggia cercando di ridurre la propria impronta di carbonio.
Resta una discrepanza nei numeri pubblicati: nell’intervista De León attribuisce al Regno Unito il 46% del totale, mentre altre fonti parlano di circa un turista su tre. Probabilmente si riferiscono a basi diverse (posti aerei o arrivi), ma nessuna delle due fonti lo specifica.
Quello che manca, per ora, è il dettaglio delle compagnie che hanno tagliato e su quali rotte. Il governo non lo ha diffuso. Il -3,2% è una media regionale, e dentro ci sono isole che crescono e isole che perdono.

