La scadenza è il 29 novembre. Fino a quel giorno chiunque può presentare osservazioni sulla bozza della Ley de Costas de Canarias, che la Dirección General de Costas y Gestión del espacio marítimo canario, guidata da Antonio Acosta, ha pubblicato il 29 ottobre sul portale di Participación Ciudadana del governo regionale.
Sembra un passaggio tecnico. Non lo è, per chi vive o lavora a pochi metri dal mare.
L’arcipelago ha più di 1.100 chilometri di costa, e da anni il litorale è terreno di scontro tra Madrid e le isole. Lo Statuto di autonomia del 2018 ha dato alle Canarie la competenza esclusiva sulla pianificazione e gestione delle coste. Le funzioni sono passate davvero solo dopo, e il consigliere ai Lavori pubblici Pablo Rodríguez ha detto a febbraio che i mezzi trasferiti dallo Stato non bastavano. Il 23 febbraio 2026 il Consejo de Gobierno ha avviato la stesura della legge, che Rodríguez ha definito prioritaria.
Cosa c’è dentro, per quanto si sa? Regole adattate a un territorio frammentato in isole, un tentativo di tenere insieme tutela degli ecosistemi, uso pubblico delle spiagge e attività economiche, e poi adattamento al cambiamento climatico, qualità delle acque costiere e protezione delle aree marine naturali. La bozza prevede anche una ripartizione delle competenze tra governo, cabildos e comuni, che oggi è uno dei punti più confusi.
Il capitolo più atteso riguarda i nuclei costieri tradizionali. Sono quei villaggi di pescatori e di seconde case costruiti decenni fa a ridosso della battigia, spesso dentro il demanio marittimo-terrestre. Alcuni hanno ordini di demolizione pendenti. Nel 2023 lo stesso Acosta, incontrando gli abitanti, aveva ammesso che il governo non aveva una cifra complessiva degli immobili coinvolti, e aveva citato Los Molinos, a Fuerteventura, dove un tribunale aveva fermato le demolizioni, insieme a Tufia e Ojos de Garza, a Telde. La bozza parla ora di un “trattamento specifico” per questi abitati, per il loro legame storico con il mare. I dettagli vanno letti nel testo.
Il governo ha in agenda un incontro con la Comisión de Afectados por la Ley de Costas e riunioni con la federazione dei comuni (FECAM) e quella delle isole (FECAI). Ad aprile Acosta aveva detto di volere una norma propria “cuanto antes”, costruita sul consenso istituzionale e con i comuni dentro il processo.
Due avvertenze. La bozza deve ancora passare dal Parlamento canario, e una legge regionale non può cancellare la legge statale di base: può adattarla, e quanto potrà spingersi oltre lo diranno probabilmente i tribunali. E il calendario è stretto, perché le elezioni regionali sono previste nella primavera del 2027.
Chi possiede una casa in prima linea, gestisce un chiringuito o lavora in un porto ha quindi tre settimane abbondanti per leggere il testo e scrivere.

