Canarie, oltre il 15% di rinnovabili sprecate: serve storage

Scritto il 06/11/2026
da Redazione

Più del 15% dell’energia rinnovabile prodotta alle Canarie non viene usata. Non perché manchi il vento, ma perché in certe ore le reti di ogni isola non riescono ad assorbirla, e non c’è dove metterla da parte. Lo ha detto in Parlamento il consigliere alla Transizione ecologica e all’Energia, Mariano Hernández Zapata, rispondendo al deputato gomero Jesús Ramos (ASG).

Il problema è strutturale. Ogni isola è un sistema elettrico separato, piccolo, che deve restare in equilibrio minuto per minuto. Quando sole e vento producono più della domanda, si taglia. Quando calano, si accendono le centrali a combustibile. Zapata ha ammesso che per ora la generazione convenzionale va mantenuta per le emergenze, perché le batterie non reggono a lungo.

Le risposte, isola per isola, sono molto diverse.

Gran Canaria aspetta il Salto de Chira, centrale idroelettrica a pompaggio in costruzione: circa 200 megawatt di turbine e 3.500 megawattora di accumulo. Tenerife ha in programma un impianto simile a Güímar, anche lui intorno ai 200 megawatt, con un investimento superiore ai 1.000 milioni di euro secondo Atlántico Hoy. Dal 1° luglio 2026 Tenerife e La Gomera sono collegate da un cavo e funzionano come un unico sistema elettrico.

El Hierro resta il caso a parte. La centrale di Gorona del Viento, eolico più pompaggio, nel 2025 ha coperto tutta la domanda dell’isola per più di mille ore. La penetrazione rinnovabile supera il 60%, mentre nelle altre isole resta sotto il 20%.

A La Palma uno studio dell’Instituto Tecnológico de Canarias propone una prima fase da 30 megawatt e 600 megawattora, con la Laguna de Barlovento come sito preferito. Servono ancora studi e autorizzazioni. A Lanzarote e Fuerteventura il pompaggio è stato scartato per ora: non ci sono dislivelli sufficienti. A La Gomera sono stati autorizzati tre sistemi di batterie da circa 2 megawatt ciascuno, legati ai parchi eolici di Jedey, Las Tricias e La Sabina, a San Sebastián.

Poi c’è Madrid. Zapata chiede allo Stato di completare il decreto che regola la remunerazione delle batterie nei sistemi extrapeninsulari, una modifica del Real Decreto 738/2015, e lo descrive come un passaggio che cambierebbe tutto per l’accumulo alle isole. Il suo dipartimento ha presentato osservazioni al testo.

E i tetti? L’autoconsumo fotovoltaico è passato da circa 136 megawatt nel 2023 a oltre 302 a giugno 2026, con 24.817 impianti, più del 90% residenziali. Una crescita forte, che però copre tra il 2,5% e il 3% della domanda elettrica dell’arcipelago, secondo le stime del governo. In più, ogni pannello aggiunto a mezzogiorno peggiora il problema dei picchi se non c’è accumulo.

Nessuno dei grandi impianti ha una data di entrata in servizio confermata nelle fonti consultate. Fino ad allora, nei giorni ventosi, una parte dell’energia pulita delle isole continuerà a non essere usata.